07/ago/2011

I giorni inutili della vite

[visita di leva]
Eravamo giovani coscritti, tutti involontari, tutti in mutande e con un foglio in mano.
"Nome e cognome giovine"
"V.F."
"Città?"
"N."
"Studi, lavori, che cazzo fai coglioncello?"
"Studio"
Oggetto di sberleffo degli appuntati del posto, eravamo merda, sbarbatelli da domare, pecore e pastori da sottomettere e sodomizzare nella mente, come sono del resto, sodomia mentale le gerarchie di grado e di ordine d'ogni.
"Nome e cognome giovine"
"S.P."
"Città?"
"O."
"Studi, lavori, che cazzo fai scemunito"
"muratore".

Un maresciallo, forse lo era, le stelle non si vedevano, il cielo non si vedeva, le insegne non avevano alcun valore, che valore avrebbero potuto avere nella terra degli uomini? Ed in realtà mi era indifferente cosa fosse, per me già non era un uomo, non era il classico dipendente statale al quale pagare le bollette alle poste.

"Disciplina brutti bastardi, quando vi chiamano rispondete"

Così starnazzava e più di tutti, come un'oca reale, se ne esistesse la specie, di quelle che si cerchiano il collo come tortore per darsi arie da seduto, mentre per inveire si metteva sull'attenti, allungando il collo e tutta quella carenata di stemmi e fiamme, protetto da una cattedra di scuro e duro ciliegio.
Che morte quel ciliegio pensavo, che brutta fine passare dagli stiletti di cardellini in amore a quelli d'un'aquila senza coda. Si, l'oca inveendo spiumava, si rivelava di rapace l'essenza.
"Nome e cognome giovine"
"M.M."
"Città?"
"O."
"che sei una macchia umana lo sai, che lavoro fai vaccaro?"
"Pastore"

Quell'anno la scuola sarebbe cominciata il primo d'autunno, in storia avremmo cominciato con la presa della Bastiglia, in filosofia con i sacri tedeschi, in letteratura con i sepolcri di Foscolo.

"siete solo dei cani, ringraziate iddio se non vi prendo a calci nel culo"

Avevamo un bel libro di storia, storia e storiografia. Io leggevo e studiavo solo la storiografia, il tempo delle fiabe era finito da un pezzo e la verità storica poteva emergere d'inverso, come luce bianca dal prisma, solo dalla fusione di tutti i punti di vista storici e storiografici. Era facile imbattersi in lunghi e sontuosi panegirici: che bel termine per descrivere l'eredità scritta del leccatore, spesso e volentieri pagato dal leccato, ma non sempre. C'è ad esempio quella oscena casata della Savoia, alla quale è stato leccato così tanto e così gratuitamente che pensi che l'istmo del culo tra le due chiappe sia direttamente collegato alla naturale erosione della pelle dovuta alla lingua. Ma gran leccati sta anche per grandi leccatori...la storia d'italia si studia ed io la studiai, la storia di Sardegna si studia ed io la studiai, la storia dei vinti si studia, è il proprio nome e cognome.

"Ma come ti permetti? Non sei a casa tuaaaa...con chi ti credi di parlare? Con tuo fratello? Hai pisciato brutto coglione?"

Dicevo, i connotati di una fiaba sono: racconto fantastico con personaggi umani, contrasto bene e male, vittoria del bene, non vi è morale alla fine. Ci siamo, Garibaldineve, i 1000nani, la Borbonacattiva, morale non ce n'è, non ce ne può essere, la morale è del reale, prima pietra di sentiero, teorema della verità. E c'è più morale nelle lenzuola sfatte del letto d'una puttana che nelle sagrestie. C'è più verità in un centro sociale che in una parata fucile in spalla all'altare della patria, col cappellano anche questi tromba in bocca e rosario in spalla, anche questi solo aria dalla bocca e d'armi addobbato.

"Qui non dovete fiatare, non siete a casa vostra, siete dei finocchi, riempite le boccette di piscio, a chi non viene da pisciare riempo il culo".

Se la storia seguiva il suo circolare corso, ciclico, pizzicato saltello di tarantella, perchè biricchini sono i programmi, biricchino è chi li scrive e sottoscrive, invece la filosofia era proiettarsi nudi nello spazio, premonizione dell'universo inconscio dell'uomo. Negli anni successivi infatti gli approfondimenti filosofici consistettero nello studio della psicologia, per spingersi così ai confini dell'universo, dell'antropo umano. I libri non si divorano, si consumano lentamente, dopo averli trascinati su ramo d'albero, fantasma del Pino Solitario di Grazia.

"Vi mando tutti dallo psichiatra pezzi di merda, disciplina porca puttana...disciplina"

Se di filosofia non comprai mai un libro di testo, perchè in casa c'eran quelli del ginnasio anni '70 di mia zia, di letteratura non comprai mai un'antologia. Usavo dei testi equivalenti dei ragionieri, testi di mia madre, testi ben trattati, nel margine esterno di qualche secolo letterario potevo leggervi ancora il suo nome. Poi, in uno scatolone in cantina, durante i miei scavi avevo trovato una gigantesca critica letteraria e quella fu la chiave del comprendorio, la bellezza andava capita, bisognava esser presi per mano, tornare bambini difronte all'opera, tornare primitivi medesimi nello scavo archeologico, vedere e conoscere il mondo con occhi e con mani, essendo poi che il mio mondo cominciava e infiniva nel campo. Invitare da bere ai solchi, dissetare la terra, liberare gli ulivi dal rovo incalzante era come invitare gli amici al bar, come liberare i fratelli dalle prigioni, 1'ooo lire al giorno, poi 3'ooo lire, poi 5'ooo lire, mio nonno era stato minatore, il valore del lavoro lo conosceva, anche se lavoro di ragazzo che il rovo non sempre vinceva, il lavoro aveva un valore, riconosciuto.

"Abbassa le mutante, va bene, solleva il cazzo, va bene, il prossimo..."

I coglioni andavano bene: il coglione sinistro sta più in basso del destro, un fascicolo di vasi e nervi sottili lo tiene più giù, una sottile distrazione della simmetria permette alla natura di funzionare, una differenza di pressione è il vento che soffia, gravità dell'acqua che scorre, delle mele il cadere, delle tette il cadere. La tetta sull'area cardiaca è seppur di misura, più piccola di quella contro laterale. Il cuore è radice di pioppo, aspira e pompa, aspira e pompa. Non devi piantare pioppi vicino all'orto, non devi piantare tette vicino al pioppo.

"Per me sareste tutti da ricovero, siete dei poveracci, lo volete capire o no?"

Ero stato accusato di plagio tre volte, non al liceo, ma in seconda media. Compito annullato, E, scarso. Tre compiti annullati, tre E, scarso, scarso e scarso. Discreta era la pena, la verità stava dentro le adolescenti spirali di mia conchiglia. Avevo plagiato due russi ed un francese secondo la mastra-bottegaia. Ma a quel tempo avevo letto solo le favole di Esopo, quelle di Leonardo, le fiabe dei fratelli Grimm, un opuscolo di fiabe persiane ed indiane, due o tre opuscoli di fiabe e leggende sarde, di romanzi solo Giulio Verne.

"Siete andati a puttane ieri notte? O vi siete fatti scopare da un pappone?"

Dicevo, se prendessimo due uomini, li mettessimo ai due Poli, gli dessimo gli stessi stimoli, le stesse materie prime, questi, a seconda della loro esperienza ed intelligenza media costruirebbero case simili, si comporterebbero in maniera simile, reagirebbero in maniera simile, in condizione del loro ambiente naturale, primum movens delle diversità culturali. Il secondo movimento sarebbe invece il confronto tra i due uomini polari. Tutti gli autori russi e francesi alla mia età, mediamente avevano letto le stesse cose, certo...fiabe e leggende sarde escluse.
La pena fu discreta, l'adolescenza non è solo indotta da fenomeni ormonali, è indotta anche da fenomeni esterni. Ci sono adolescenze di bonaccia, altre da mare d'inverno. Dipende dai venti, poi dalle correnti.
Uno dei due uomini polari, perchè è variabile l'umano fattore ricorre agli schiavi e da questi si fa costruire una piramide, perfetta, bellissima, gigantesca, una tomba per il suo corpo auto-divinizzato. L'altro uomo, con l'aiuto dei suoi simili, senza far schiavi, costruisce un nuraghe, più umile certo, ma più vero e sincero. Qual è la società arretrata allora?...quella che schiavizza lo è, indipendentemente dalla produzione architettonica od artistica. L'occhio inganna la mente.

"Cosa? Non devi rispondere hai capito? Muto devi stare...via, andate via, andate a fanculo, tornate a mungere"

Cagliari-Macomer-Nuoro. Lo Stato s'era presentato. Velocità d'uomo, giusta velocità, lenta bellezza dentro, lenta quella fuori. Littorina, fascio littorio, prezzo scontato, si balla un po', mucche sulla linea, lente anche quelle, rondini sulla linea, lente anche quelle, nei nidi soltanto. Littorina, fascio littorio, le pistole in fondina, i mitra nei bar, gran bel regalo, uccidi le zanzare nello stagno, uccidi i pesci nello stagno, uccidi i sardi nello stazzo. La birra è fresca abbastanza, che la ghettes, scende bene.
Uno scaglione triste di settembre, come ebrei nei campi, negli aridi cortili di Calamosca, negli aridi cortili come attrezzi mai usati d'una terra mai lavorata, non fan callo i lamenti o forse si.
Finestrini ad altezza d'uomo e poi come cani affacciati,
di noi chi studente, chi pastore e chi di noi muratore,
potenziali campioni accusati di plagio.
Lo Stato s'era fatto conoscere. Non era più la nazionale di calcio, il circo del faraone.
Gli occhi all'unisono non piangono, sottile divergenza di tempo, il cuore batte, fa tum tà, suono di valvola, divergenza di tempo di riempimento.
Il cuore batte e soffia, cuore di bambino, glomerulo verde di vite che fa ricamo sui tralci.
[foto di Vanessa Cabboi: Torre di Calamosca]
[http://www.flickr.com/photos/25783390@N07/3331140067/]

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