ginoflesso marino d'identità d'anca spezzata,
mutola lingua passata alla lama,
mia indigena pronta al cessare, abietta setola d'orco,
stracciona moriccia,
contadina nel fisico estinta.
A sicura memoria,
lasciai la vostra mano fuori la terra, così da ritrovarvi tempo dopo,
venendo a disseppellirvi,
a ricogliervi come un fiorino mai vizzito.
Oggi
il selvaggio porcume si riempie la bocca di more nostro,
distratto
scava terrigno col grifo.
Vedute da pochi
le vostre dita ignorate, allettate tra fragole e terracrepolo,
al riesumare di corpo tendono
cerviero grido.
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