19/nov/2009

Sofferenza di campi a valle

Ho
riposato appena
nell'ordinata cenere all'interno del camino
dove uno scopino di paglia
fingeva di non sentire quel caldo.
Tenevi la fronte
radici aperte le dita
come tiene l'albero la terra,
e guardavi
al di là,
dell'arco del sole sui monti
tua culla.
Spiavo
le tue unghie rigate
mentre dormivi,
dove raccoglievi gli ultimi orti, l'acqua nei solchi corallo.
Il suono di zappa
umida
sotto l'ombra azzurra d'ortensia.
Il tuo passo
la pietra che cade,
le tue labbra di carbone
spaccate,
la tua barba
incolta
ed i tuoi occhi
color fiele morente.
Le tue scarpe, unte di grasso
in tua assenza
mio altare
giacciono

12/nov/2009

Il cantaro rosso

stavi
nei polsi legata
di filo spinato.
Ricordo
nell'acqua
si perdeva il tuo sangue
e fiume di murene
in quella foce, cantaro rosso
Ti mangiaron mai sazie
e niente feci
per rubargli quel pasto.
Sulla sabbia rimase
il tuo sguardo
e tra gli scogli
il cancro
di mai giunta
libertà

11/nov/2009

L'insostenibile leggerezza della Sùrbile


Voce, voce e voce
dalle valli solitarie di Sardegna,
dove un muto sole non ha volto
ogni giorno uguale
senza sorriso,
magro come terra.
Nel campo d'orato il disegno del vento..
qualcosa
che ancora non riusciamo a capire.
Fiori che non sbocceranno
nient'acqua per il seme,
ma ora cosa siamo?
un ragno o una mosca intrappolati
camminano sul mio cadavere.

Ho sognato pecore volare
brucare
non più in ginocchio,
ho sognato un asino bianco sdraiato,
un unicorno alato
un muflone che precipitava.
Ma son sveglio, guardami
ho la testa fracassata
crepata dalle rocce.
Sotto la mia bandiera
non ho bisogno del tuo sostegno.
Ho sognato maiali
con le vene collassate
in una pozza di sangue non loro.

*"Vampiro maligno che mi succhi
il sangue dall'aorta...
sii chiaro, cosa vuoi?
Perchè io, un pizzico
di polvere e cenere
a spasso col tempo
nelle aride chiuse della vita"

Radici, radici di sangue, radici...
Mi guardo allo specchio
e cosa vedo?
Vedo un mostro
con una pelliccia nera di pecora,
vedo un uomo mascherato
da dio e da bestia,
un Mamuthone inanimato
con tutti i suoi sonagli,
con le sue vecchie e grandi mani,
un volto sfigurato.
Per lui non c è posto
soltanto i suoi occhi vivi,
l'unica cosa viva gli occhi...

Avvolgimi lana,
imprigiona il mio corpo,
apri i miei fianchi.
Ti prometto che un giorno
toglierò la maschera rendendomi Libero...
Quando la Terra mi darà una nuova occasione
ricomincerò a saltare,
a far vibrare l'aria,
e la tua umidità saranno lacrime di gioia.
Gli unici amici saranno i nostri vermi,
questi ci mangeranno
e nella loro merda
ci uniremo

*da "su dubbiu 'e s'anima-Giovanni Piga

06/nov/2009

Gocce di priSma

Stendevi le gambe nude su quel davanzale,
ed erano lisce e lucide come piume di rondine.
Stavi vestita di penombra
quando il sole ti penetrava
come fosse un uomo.
La luce divorava
la tua pelle di specchi,
e un fascio bianco
ti segnava dalla bocca al seno.
Allora sorridevi,
e giocavi a disegnare cerchi
con gocce di priSma
intorno alle areole arricciate.
Ti rivedo ora
nel gineceo interno del mio cranio,
sbocciata come una camelia
senza profumo mai,
eccitando i tuoi pistilli
dove impollinavo carpelli, d'ape.
Il piacere d'unirci
ci liberava.
Le tue gambe
gabbia di libertà.
Muoviti per me
già è notte
e non ti ho

04/nov/2009

La mia acqua al tramonto scorre piano

La velocità sarà ombra della lentezza,
quando ti siederai su una sedia di paglia
trasformando te stessa in fascina
e bruciando
ti guarderò,
mentre con veleno di salice
pettinerai i tuoi capelli di pioggia.
Appenderai la tua bellezza al muro
mentre una ruga di vita congiungerà la fronte alla tua vagina.
Qualsiasi cosa tu sia stata, puttana o suora
non sarai mai vedova.
Inarcherai i piedi nel tuo ultimo mortale orgasmo
e rimarrà il tuo corpo smorto
dentro il legno
anoressico

31/ott/2009

Mal Aysia

Madre,
se potessi vedere
cosa sono diventato.
Ti ho lasciato
a "graminare" la lana
ad intrecciare fili col piccolo fuso,
ti ho lasciato a fare maglioni
e calze per la notte.
Seduta accanto al fuoco
indossavi la tua gonna nera plissettata
ed una corona di spine.
Le rilevate vene delle tue mani,
passite dal sole
m'imboccavano di miele.
Ricordo le tue ginocchia legnose
che bruciavano..
che oggi fan meno male
e che tutti i giorni spengo

01/ott/2009

L'ultimo volo d'agnello

Le mie pecore dirigendosi alla messa del mattino..con alla bocca fini rosari d'erba, intonano le loro preghiere in forma di melios cadenzati.
In questa processione "affilata" pare balbettino,
mentre si muovono all'altare d'ombra di una quercia maschio.
Nel procedere sarà lo sballottamento delle loro mammelle..che darà, alle loro minzioni nel terreno, l'aspetto di una linea seghettata..tipica anche dell'uomo privato degli affetti.
Poi staranno in ginocchio per ore, a brucare i loro peccati asperse dal sole.
Le mie mani che le mungono nel giorno..le mie stesse mani un giorno le sgozzeranno, così m'hanno insegnato da bambino..e così sanno loro di dover morire.
La pecora quando muore non emette suono..si lascia andare in un lungo sospiro.
Però nel mio gregge vi sono anche alcuni agnelli..loro non sanno niente del morire..
trovo conforto nel guardarli all'asilo verde del campo, con i loro bianchi grembiuli,
agili nel peccare e giocando, sulle "corone" d'erba arriciata.
Pecore bambine mai stanche in quell'ombra, mai in adunanza..ciascuna col suo gemito latteo..
mille voci bianche diverse..eppur un coro.
Mille teste diverse..teste che verranno mozzate..
quando nelle pasque di primavera moriranno per la resurrezione degli uomini

29/set/2009

Le stagioni sul tuo Corpo

Ricordo un letto di foglie di limone, dove ti stendevi come miele al sole.
Ricordo quando ti muovevi per cercare acqua,
strisciando quel corpo leggero di foglie, come un'edera nei muri delle case del mare.
Le tue unghie smaltate di bouganville e affilate come le spine di palma.
Il bianco fiore di pesco nel suo sorriso,
scalza come una fragola in terra.
Ricordo i tuoi capelli,
raccolti in quell'arco di rose ramate che separava la casa dal campo,
forcine come fiori d'olivo in tarda primavera.
I tuoi orecchini grappoli d'uva pascale arrivati dall'oriente del tempo.
Infine ricordo mia nonna che zappava quel limone nell'orto,
ancora bambina si asciugava il sudore,
curva,
come una brocca in testa al sole perso nel cielo

Nunca Pueblo

Se vesto di nero è perchè stare in una riserva equivale ad essere in lutto:
piove nella città puttana..
non c è acqua che spenga nè che si possa bere.
E' velenosa l'acqua dei padroni. Vestono strano i padroni. Parlano strano.
Bruciano la storia... i padroni,
l'acqua non spegne quei fuochi.
Un gruppo di donne attitta la morte..ed il popolo freddo e disteso.
Misero popolo che il fuoco non brucia, illuminato da un lume di candela senza più cera..
che l'acqua non spegne..

Chador y MuCador

Un giorno verranno,
a strapparvi per strada i vostri muccadores di tela iraniana e seta di bachi orgolesi, i vostri curittos e zippones dipinti a mano, da mani magre come la terra.
Un giorno verranno,
a strapparvi dal collo le vostre ...
filigrane d'erba d'orata,
le vostre camisas biancas ricamate..lavate con cenere.
Rimarrete col seno nudo come Donne di Micene..senza essere mai state donne di plastica..e che la vostra nudità sia libertà, quella che da vestite non avete avuto

Phoenix

Dietro i miei occhi c'era un bosco, dove pascevano maiali pezzati e capre,
non era ancora il tempo di pecore semite dagli occhi gialli.
Dietro i miei occhi c'era un silos, dove accumulavo del grano,
dove Donne formiche ne avevan cura.
Arrivò lo stagno con il vento color porpora fenicio, l'ambra grecana per vanità d'amori di pietra.
Oggi mi nascondo dietro una gonna plissettata
e dentro di me c'è bronzo misto a sangue..

21/apr/2009

April Rain


Se potessi
avere la pelle di mia madre,
il suo colore d'iride
e vedere il mondo coi suoi occhi,
riuscirei forse a capire
come sono
e come sono cambiato.
Nella piazza
una guerra tra merli e piccioni
per poche briciole
se per loro son briciole.
Una donna di nome Greca
seduta all'ombra di un pino,
le caviglie gonfie
ed un cofano pieno
di fichi d'india
marci d'acqua
di piogge

-tziu vanja catzeddu-

20/apr/2009

Ultracorpi


Ho lavato il bidè con la lingua
e i vetri, dove stavano pensieri appannati.
Sazio di acqua come un campo di papaveri
ricordo i tuoi racconti,
dei cigni neri e delle pecore d'argento.
I fili del fuoco prima che accendesse,
le tue calze di lana
e l' odore di bambole di pezza
con cui una femmina bambina
giocava ridendo

-tziu vanja catzeddu-

12/nov/2008

Sa morta de Orolai


Ho bevuto un caffè con latte d'asina
e mi son lavato col miele.
Son più buono d'uno stame di lana, d'un cranio svuotato di toro,
d'una barbie disarticolata che sorride,
di una tetta
fatta del tabacco che fumo.
Son più buono
d'un albero d'estate
dell'ordine delle foglie sul ramo,
d'una formica a testa rossa che si perde,
e son come il bruco che mangia
come un albero d'inverno
-zio Vanja catzeddu-

06/giu/2008

Aorto monoiliac graft prosthesis


Questo

è il titolo della mia tesi di laurea.

E le pagine son rosa, bagnate di lacrime e sudore, di sale e piccoli molluschi, la copertina ha il colore dell'acqua di laguna ed è spalmata di crema di alghe.

L'ho costruita qui, sulle sponde dei mari del sud e tra i punti rilegati rimarranno allora granelli di sabbia e sfogliate da leggere brezze e le righe in serie come onde.

E piove, e rimango un fenicottero rosa come petali bagnati le piume.



Cagliari, fresca estate 2008